Dolci vacanze, amaro ritorno

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


Durante la mia – ahimè, troppo – breve permanenza con T. in quel di Fuerteventura, presso l’hotel Barcelò Jandìa Mar (che vi consiglio caldamente per la struttura ed i servizi, meno caldamente per il buffet di marca squisitamente tedesco-anglosassone), ho avuto modo di fare una piccola considerazione.
Diretto alla spiaggia all’inizio del nostro soggiorno, abbigliato con boxer da bagno, ciabatte e canottiera e con un promettente inizio di abbronzatura sulla pelle scottata dallo splendido sole spagnolo, guardavo i turisti in partenza, con le loro valigie pesanti, il loro abbigliamento semiautunnale e l’espressione rassegnata sul viso, e provavo una sensazione a metà tra la pena per quei poveri cristi che tornavano mestamente alle loro grigie vite di tutti i giorni, e il sollievo per il non trovarmi nei loro panni (in senso figurato e non).
Li vedevo guardare con amarezza i turisti appena arrivati che facevano il check-in, e soffermarsi con occhiate sfuggenti e quasi imbarazzate sulla gente svaccata nella hall, intenta qui a giocare a biliardo, lì a ciucciarsi un aperitivo all inclusive in tutto relax, lì ancora a sfogliare placidamente una rivista.
Cercavo di non pensare, in nessun modo, al fatto che entro breve mi sarei trovato nella stessa situazione.
E quando pochi giorni dopo il triste momento è giunto, mentre attendevo che la spagnoleggiante T. sfoggiasse la sua poliglottìa saldando il nostri debiti presso la reception (che aveva assunto nel frattempo la ben più realistica connotazione di rejection), fissando a mia volta lo sguardo su chi ci guardava con aria compassionevole, pensavo tra me e me:
“Non derideteci… una volta eravamo come voi!!!”

Analogie

4 Maggio 2007 1 commento


Mi sono sempre piaciute le analogìe (e, vi prego, non cominciamo subito con lo scontato bailamme di doppi sensi).

Analogìa (pl. -gìe), s.f.: rapporto, relazione di somiglianza tra due o più cose diverse; affinità, conformità.

Il “rapporto di relazione o somiglianza” a cui mi riferisco in questo caso è quello che nella mia esperienza esiste tra attività musicale e rapporti affettivi.

Ho ripreso da poco a suonare con un gruppo di ragazzi: pischelli rispetto alla mia ormai venerabile età (il più grande ha 6 anni meno di me) e alla mia pur limitata esperienza (suonano da due-tre anni, contro i miei sette di militanza). Dilettanti, certo, senza grosse pretese, ma che hanno un sacco di entusiasmo e ce la mettono tutta. Suonare con loro mi appaga.

Lo so, non ve ne frega una sacrosanta mazza.

Ma il punto è questo: tornando a casa dalla sala prove ieri sera pensavo, riflettendo sovrappensiero durante uno dei miei frequenti flussi di coscienza: con questa band mi sento un po’ come l’uomo che si fa una storia con una teenager. Giovane, semplice, che non pretende da te grandi cosa perchè sa di non potertene offrire a sua volta; che ti guarda e ti ascolta sempre con attenzione, talvolta ammirata, consapevole del fatto che da te ha da imparare più di quanto non ne abbia tu da lei. Un po’ timida forse perchè conscia dei suoi limiti, e che magari ti si concede completamente solo dopo molti tentennamenti, ma che quasi sempre compensa la sua mancanza di esperienza con l’entusiasmo e la voglia di scoprire e fare esperienze nuove. E che nonostante tutto risece a insegnarti qualcosa a sua volta.

Ho riflettuto più volte sulle esperienze, le sensazioni che ho provato suonando con band diverse (continuo ad utilizzare questo termine per mantenere il costrutto sintattico orientato verso un generico soggetto femminile); e quasi ogni volta sono riuscito a trovare non solo analogìe generiche, ma a far coincidere ciascuna esperienza musicale, vista nel suo insieme, con il rapporto che ho avuto con una specifica ragazza.
Ci sono stati rapporti consumati in una sola sera, con partner che non avrei mai più desiderato rivedere o anche solo frequentare, ma che mi hanno fatto sentire per poche ore davvero gasato (termine che non sentivo/utilizzavo più dai tempi dei paninari, credo).
Rapporti che sono cominciati tra mille tentennamenti, e che si sono trascinati senza mai decollare, fino a spegnersi tra maree di seghe mentali e brevi momenti di felicità.
Rapporti burrascosi con persone totalmente diverse da me (ma forse esaltanti proprio per questo), in cui mi sono gettato anima e corpo pur sapendo che erano destinati prima o poi a finire.
Rapporti controversi e difficili, la cui cessazione è stata per me causa di rimpianti e lacerazioni interiori perchè al totale coinvolgimento fisico corrispondeva una assoluta mancanza di compatibilità caratteriale (o viceversa)…. e così via.
L’unica analogia che al momento non sono in grado di tesimoniare è quella che riguarda la mia attuale situazione affettiva: NON ho mai avuto un rapporto così duraturo con una band che mi triturava i marroni dicendomi come dovevo vestirmi, chiedendomi di portarla a fare shopping, trascinandomi all’IKEA a weekend alterni, minacciando ritorsioni ogni volta che chiedevo di sostituire “C’è posta per te” con i Simpson… ma soprattutto non ho mai trovato – fino ad ora – una band con la quale abbia condiviso il desiderio comune di restare per sempre insieme.

E con ciò?, diranno forse i più.

Con ciò niente, volevo condividere questi pensieri con qualcuno, magari approfittarne per stimolare qualche macaco un po’ intraprendente a prendere spunto per un post di confronto (“…ehi, io invece ho sempre trovato analogìe tra la mia vita sessuale e la fluttuazione dei tassi di cambio del copèco Kirghiso… parliamone…”). E dare, ovviamente, un altro piccolo contributo al mantenimento del coma vigile (chè di “vita” non ritengo si possa parlare al momento) di questo povero blog… :-)

Buona notte a tutti!

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USB en plein

26 Aprile 2007 1 commento

Mi sono spesso chiesto cosa diavolo ci facessero quattro (dico quattro) porte USB sul lato sinistro del mio PC. Quando di tanto in tanto infilavo la mia chiavetta mi faceva sorridere l?idea che mi avessero messo quattro porte per darmi la soddisfazione di variare ogni volta.
Poi e? stato il turno della macchina fotografica digitale. Metti di voler scaricare delle foto e piazzarle sulla chiavetta per distribuirle ad amici e colleghi? Et voilà: due porte occupate. Ma ancora mi chiedevo perché quattro.
Fino a ieri sera.
Chiavetta, macchina fotografica, I-Pod e Blackberry, tutti simultaneamente collegati hanno saturato le quattro porte. Anzi, adesso è anche scomodo riuscire ai inserire tutti questi marchingegni. Ironia delle ironie, mi trovo a pensare che sarebbe comodo averne 6 di USB.
Poco importa che la mia scrivania sembri il bancone di un negozio di elettronica, poco importa che fino a 6 mesi fa vivevo senza nessuno di questi tecnologici compagni. Già immagino che di qui a un paio d?anni il loro numero crescerà. E con esso il numero delle porte USB

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Quanto manca al 1984?

25 Marzo 2007 1 commento


Punto Informatico (“Il quotidiano di internet dal 1996″), per chi non lo conoscesse, è un sito internet che si prefigge lo scopo di fornire ai suoi fruitori contenuti di varia natura e differente “spessore”: recensioni di software e giochi; novità relative al mondo dell’informatica, della telefonia e della tecnologia in generale; e infine, forse il servizio più utile, articoli con informazioni e aggiornamenti su tutti gli aspetti (culturali, legali, talvolta politici) che a qualsiasi titolo possono essere influenzati da, o influenzare a loro volta, l’evoluzione della tecnologia.

No, non sto confondendo “post” e “spot”: non sto scrivendo queste righe con intenti promozionali.

E’ che la lettura di uno dei succitati articoli mi ha spinto, dopo mesi di accidia, a decidere di dedicare buona parte del mio Sabato sera e di Domenica pomeriggio a dare il mio contributo per ravvivare le ceneri ormai tiepide di questo povero blog, da un po’ troppo tempo disertato dai suoi partecipanti.

Il motivo principale per cui mi sono nuovamente loggato dopo tanto tempo come utente “attivo”, in realtà, è stato inizialmente l’invito dell’autore di questo articolo a contribuire ad una doverosa operazione di Google Bombing (chi non sa cos’è il Google Bombing ne troverà una definizione nell’articolo stesso), inserendo questo link in una qualsiasi pagina web (e invitando altri a farlo).
Ciò che ho letto, lo devo dire sinceramente, mi ha messo molto a disagio; in un certo senso, più propriamente mi ha messo paura.
Esagerato? Un po’, forse.

Ma.

Avete mai letto 1984 di George Orwell? Io sì (2 volte!), e credo di poter affermare che è stato il libro più agghiacciante che mi sia passato tra le mani. Volevo usare termini più blandi, come ‘pessimista’, ‘cupo’ o ‘angosciante’, tutti senz’altro adattissimi a qualificarlo… ma credo che ‘agghiacciante’ sia in assoluto quello più adeguato a descrivere l’effetto che mi ha fatto.
Credo che i contenuti di quest’opera siano noti, almeno per sommi capi, anche a chi non si è mai cimentato nella sua lettura: la descrizione di una società futura in cui il paese del protagonista (e, verosimilmente, l’intero pianeta) è stato totalmente assoggettato al “partito”, una elìte invisibile e inattaccabile di persone che ha creato un sistema per mantenere costantemente sotto sorveglianza azioni e pensieri di ogni singolo abitante, ovunque esso si trovi, e contemporaneamente influenzarne e plagiarne idee, comportamenti ed abitudini.
Non mi lancerò nel tentativo, senz’altro velleitario, di riassumere in breve gli inquietanti contenuti impliciti ed espliciti di questo libro… però vorrei mettere l’accento, per motivare la mia “esagerata” espressione di poche righe fa, su alcune analogie tra lo scenario dipinto da Orwell e la nostra società odierna.
Primo fra tutti, il principio su cui si fonda il mostruoso meccanismo di controllo del Partito: non è necessario cercare di convincere le persone che le idee che gli si inculcano, il modo in cui si dice loro di vivere, pensare, agire, sia migliore di altri; basta impedire loro di chiedersi se ce ne possono essere altri. Impedire loro di pensare. Togliere loro gli strumenti necessari a creare e coltivare la propria capacità di giudizio, valutazione e critica.
E come viene messo in atto questo processo?
In pochi, semplici punti: impoverimento culturale e del linguaggio, attraverso il controllo di qualsiasi forma di comunicazione; omologazione e incoraggiamento all’odio e all’emarginazione del diverso; creazione e mentenimento di uno stato di guerra perenne, che crea nella popolazione paura, povertà, insicurezza e in generale la necessità di avere un punto di riferimento certo a cui aggrapparsi, qualunque esso sia. Per me già ce ne sarebbe abbastanza…
Perchè scrivendo queste righe, la mia mente formulava immagini: Bagaglini, Fattorie, Corride e quiz a premi volutamente frivoli e privi di contenuti; Costanzo, De Filippi, Vespa e Gerriscotti che compaiono in televisione tutti i giorni, per ore e ore, dispensando futilità sette giorni a settimana, mentre le bocche dei vari Grillo, Luttazzi, Santoro, Biagi, Guzzanti, vengono chiuse una ad una nella quasi totale indifferenza dei media; “k” che cominciano a prendere il posto delle “ch” nei temi alle superiori oltre che negli SMS, gente che usa un sacco di parole per non dire nulla, e quando viene chiesto di esprimere un’opinione su qualcosa di cui valga veramente la pena parlare non ha niente da dire; rapinatori di ville che guarda caso parlano sempre slavo, stupratori incalliti che stranamente arrivano tutti dal nordafrica, uomini politici (“rappresentanti dei cittadini“) che salgono sui treni a spruzzare disinfettante addosso alle prostitute africane; minacce terroristiche che si ingigantiscono ed amplificano secondo le esigenze dei media, e leggi che con la pretesa di difendere i cittadini da queste minacce finiscono per reprimerne i diritti; guerre preventive contro armi inesistenti, che si trasformano in missioni di pace per giustificare il loro ingiustificabile perdurare, mentre in nome di quella “pace” ogni giorno si spengono decine di vite, stroncate da proiettili e bombe che generano vantaggi a chi le vende per profitto, a chi le usa per intimidire e soggiogare, e a chi si accaparra il diritto di ricostruire ciò che distruggono.

Come si lega tutto questo con l’articolo di Alessandro Bottoni?
Il nesso è abbastanza semplice: se oggi ho la possibilità di pormi domande e crearmi opinioni (giuste o sbagliate che siano), su simili argomenti, questo lo devo anche al fatto che i vari Grillo, Luttazzi & C hanno ancora la possibilità, anche se oscurati in televisione, di far circolare le proprie idee, opinioni e punti di vista attraverso canali come la carta stampata, ma anche e soprattutto i supporti tecnologici (CD, DVD, file audio e/o video distribuiti attraverso la rete peer to peer…).
Io però immagino un domani, forse nemmeno troppo distante, in cui la carta stampata (già ora ampiamente lottizzata e controllata) avrà un peso irrisorio sulla diffusione dell’informazione, e gli unici canali disponibili saranno PC, dispositivi mobili e televisione digitale… lo scenario che Bottoni dipinge, se portato alle sue estreme conseguenze, in questa situazione può anche giustificare il timore di un futuro alla Orwell, se ci si pensa bene.
E’ chiaro che ne siamo ancora molto distanti, e probabilmente gli effetti del sistema di Content Protection and Copy Management, che è ancora agli albori, potrebbero essere passibili di modifiche, revisioni e limitazioni a favore dei consumatori prima che delle majors. Ma l’idea che mi sono fatto fino ad oggi sulla natura umana, guardandomi intorno e considerando lo sprezzo che viene mostrato ovunque (soprattutto da chi detiene il potere economico e/o militare) per i diritti dell’uomo, la sua dignità e la sua stessa vita, non mi induce di certo all’ottimismo.

Il futuro, da quest’ottica, non posso che vederlo un po’ grigio…

Per fortuna settimana prossima riprende il campionato, e posso ricominciare a non pensarci più!

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Natale e dintorni

23 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Il Natale si avvicina a passi lunghi e ben distesi e, si sa, a Natale tutti,oltre ad essere più buoni sono anche molto più propensi a cibarsi di luoghi comuni. Come se non bastasserò già pranzi e cenoni!

In quest’atmosfera di pacchetti nastreggianti ed automobilisti sempre sull’orlo dell’infarto, chi non pensa, almeno per un secondo, che sarebbe bello cancellare tutto questo baraccone? In quest’atmosfera, la Cazzula si rifiuta, anzi si rifiuta categoricamente, di accodarsi alle banalità che, lui malgrado, sente ogni giorno e si erge a difensore del Natale.
Ma chi lo ha detto che il Natale è consumismo ed è svuotato dei suoi significati più profondi?

Ma non è vero!!! Il Natale è un ottima occasione per regalare ad una amica uno sbucciazucchine elettronico, senza il quale farebbe fatica a realizzare il suo sogno di massaia del 21 secolo!

La Cazzula dissente anche da coloro che sostengono ch il Natale sia una festività carica di ipocrisia, dove trionfano sorrisi falsi a colleghi ai quali si appioppano nell’ombra soprannomi ben poco onoervoli, e dove suocere dal sorriso dimarmo regalano dolci che avrebbero volentieri farcito al veleno..

La Cazzula dissente, dissente per mestiere. Il fatto è che nella frenesia della vita quotidiana non siamo lucidi, e questo ci spinge ad a giudizi affrettati.
Ed infine, la Cazzula assicura, assistere all’apertura dei regali e ai pranzi aziendali e tra parenti, offre inarrivabili spunti per riflessioni sociologiche. Con la sicura conclusione che la realtà supera la fantasia. E meno male che non c’e’ il multavelox

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una considerazione

26 Novembre 2006 1 commento

Dopo una lunga assenza, la cazzula torna su macachi con un pezzo provocatorio. Oggi, si pone il quesito: “a che punto della conversazione tra un uomo e una donna è giusto che lei dichiari se è libera o meno?”. Il tema è scottante. La cazzula, per parlare a titolo personale, prova una naturale disapprovazione per quelle ragazze che dopo ore ed ore di conversazione declinata alla prima persona singolare ti lasciano cadere come se nulla fosse la frase “questo fine settimana vado con il mio ragazzo nel suo chalet in svizzera”. Scusa, ma dillo prima, no?
Allo stesso modo, però, disapprova anche quelle ragazze che alla seconda parola che gli rivolgi già tirano in ballo il fidanzato. Questo è eccessivo dal lato opposto!! Insomma, prima lasciami decidere se mi sembri interessante… Purtroppo la cazzula si trova costretto ad ammettere che il latino “in medio stat virtus” sul tema la dovrebbe fare da padrone.

Gita a Brno!

24 Ottobre 2006 Commenti chiusi


La graziosa città di Brno, pur non essendo famosa meta turistica (essendo eclissata dalla vicina Praga) offre pur sempre attrattive degne di nota.

Ad esempio, fenomeno particolarmente curioso è la presenza di numerosi ristoranti dal rasicurante nome italiano (es.’Pizzeria Al Capone’) nei quali, tuttavia, i camerieri capiscono solo il tedesco e la lingua universale dell’ammiccamento.

Alla televisione pare che si trasmettano solo partite di hockey su ghiaccio, nelle quali il commentatore gode come un sadico nel proporre il replay di episodi nei quali i giocatori si martellano la testa con i bastoni, con la metodicità degli scalpellini.

Regola: qualsiasi cosa ordiniate al ristorante, pagherete sempre meno di 6 euro. Tuttavia, troverete crauti ovunque.
Nota interessante: troverete birra (buona) da 0.5 litri a circa 60 centesimi di Euro (Qualcosa mi fa pensare che qui in Italia qualcuno speculi un po’ sul prezzo delle consumazioni…)

Per quanto riguarda le donne, la bellezza delle quali è nota come una delle simpatiche attrattive di Brno, ho potuto osservare la seguente regola: se le incrocio per strada mi guardano SOLO se sono accompagnate da uomini grossi il doppio di me. In particolare, più gli uomini ostentano facce cattive, più le rispettive tipe sorridono al gracile straniero. In ossequio a tale regola, in un ristorante, una tipa dall’aria paurosamente simile ad una modella di Hustler ha anche iniziato ad ammiccare di nascosto – a mio rischio e pericolo, essendo accompagnata da un ceffo con la faccia di chi non si farebbe problemi a prendere a pugni un vecchietto seduto su un water. In tali situazioni, la cosa sbagliata da fare è ricambiare il sorriso, a meno che vogliate passare i successivi cinque minuti a finire in tutta fretta un piatto di crauti, con un tipo minaccioso che blatera frasi incomprensibili (ma che paiono esprimere il concetto di: ‘E questo qui chi cazzo è?!’).

Dettaglio curioso: abbondano negozi di oggetti di dubbia utilità, tipo cinture mimetiche, batterie per radiomodelli, fari per campi da tennis.

Infine, se mi si consente l’accostamento blasfemo, vorrei ricordare che, mentre a Milano qualche anno fa girava un pazzo con un aiuola sul tetto della macchina con tanto di statua della Madonna in mezzo, ebbene, a Brno girano due tizi con una bambola gonfiabile seduta sul tetto della macchina. Tale provocante e polimerica nudità ha lo scopo di reclamizzare un locale di strip-tease (no, lo cosa pensate: NON ci sono andato)(anche perchè era davvero lontano)(come faccio a sapere che era lontano: beh, ho perso mezz’ora a cercarlo sulla cartina).

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Leggerezza

8 Agosto 2006 2 commenti


Ci eravamo lasciati alla vigilia di pareoparty part 2.
Che è andato benone.
Non ho bevuto troppo.
Non ho insultato nessuno.
Le zanzare si sono fatte i fatti loro.
Semisobrio di quella sobrietà che si lascia a tratti andare all’ebbrezza dell’estate ho purtuttavia sbracato un filino nel momento in cui ho deciso di baciare (on the lips, off course) una mia amica dinnanzi all’occhio disgustato della fotocamera digitale. Ma che diamine, mi sia concesso un momento estroso!
ok ok, sono stati due momenti. Il succo però non cambia.
D.R., donna di una certa prontezza intellettiva, d’altra parte ha capito bene la situazione e non si è lasciata andare a facili vaffanculi del subito dopo nè tantomeno a quelli del dopounpo’.
Semplicemente, lei e gli altri convenuti, hanno preso la cosa per ciò che era e l’han lasciata scivolare come l’episodio del cagnetto di casa che a un certo punto abbraccia il polpaccio di un invitato tentando l’impossibile con foga sussultoria.
La scena viene citata al solo scopo di ricordarvi che non tutte le femmine sono governate da scariche isteriche trasmesse tramite sinapsi uterine.
Ci siamo capiti.

Sul fronte dell?alleggerimento della mia rubrica telefonica direi che la missione è riuscita: sia la semibrasiliana che la ex-cantante nel giro di poche mail e molti giorni hanno dimostrato talmente poco interesse nei confronti del sottoscritto MX che sono state radiate dai miei supporti cartaceo informatici con un paio di nervosi tratti di penna e pressioni del tasto “Canc”.

Ciò per non lasciare discorsi a metà.

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Alleggerirsi

20 Luglio 2006 1 commento


Stasera c’è la seconda edizione del Pareo-party.

Te lo vai a leggere come tutti cliccando “Luglio 2005” nell’archivio qui di fianco.

Stavolta cercherò di non esagerare col bere, si sentono in giro frasi tipo: “io ci vado solo per vedere MX bonzo“.
Quindi, anche se i padroni di casa hanno assicurato che ci sarà rum a volontà, io fingerò di essere a posto così, grazie no, un’altra volta magari e cose del genere.
Sarò morigerato, schivo e introverso come se avessi le mie cose. Me lo ripeto in continuazione.
Come se bastasse.
Nel frattempo è quasi ora di vacanze e ovviamente non so ancora dove andrò a parare in agosto, dopo il matrimonio dell’elemento W con colei che, dovendola pur chiamare in qualche modo, soprannominerò bRigida.
A proposito, no, la situazione abitativa non si sblocca e domani passo dal ferramenta per comprare le serrature nuove per la porta di ingresso. Le installerò il 6 agosto, giorno successivo al patatrac. Se necessario arriverò fino agli striscioni appesi ai davanzali con la scritta “casa okkupata“.
Soltanto quando sarò certo che quel tetto riparerà ancora questa testa partirò per qualche luogo marittimo da definirsi.
La vacanza è prima di tutto uno stato mentale. Ecco perchè ho in programma di tirare lo sciaquone cerebrale: una sfrondata alle cazzate facilmente eliminabili. Cominciando dalle situazioni sospese.
Il che significa che sto iniziando a provarci a mitraglia con tutte le femmine conosciute di recente che mi piacciano da “un po’” fino a “davvero dimolto“.
Quindi potrò fare un po’ di spazio nella rubrica.
Così, vada come deve andare, al limite mi troverò su una spiaggia assolata, libro-diversivo in mano, l’occhio rotante tipo guardiano del faro e la scritta “carpe diem” che blinka con caratteri fluorescenti a ritmo di cucaracha sul cappello.
La prima fase è il contatto via mail, visto che viviamo nell’era della comunicazione.
Al momento sono state raggiunte “l’ex cantante” e la “semibrasiliana”, ma appena faccio mente locale ne trovo qualcun’altra da importunare.
Si accettano suggerimenti.

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Campionario

20 Luglio 2006 Commenti chiusi


Passando davanti all’edicola, stamani, ho notato un grosso manifesto con copertina di rivista.
Ora, forse io non ho inquadrato bene il tipo di magazine (si dice così, vero?) in questione, ma trovo che la persona Gennaro Gattuso c’entri davvero poco con le due parole che compongono il titolo.

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