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Archivio Maggio 2007

MX 2.0

27 Maggio 2007 3 commenti



Voce fuori campo:
Guardava la luce dello schermo senza mettere a fuoco, durante una pausa pranzo piovosa.
Sbilenco.
Masticava a vuoto con le palpebre a mezz’asta.
Voleva scrivere su Macachi ma non trovava la forza. Mancava da così tanto tempo che avrebbe dovuto dare almeno qualche aggiornamento su una dozzina di argomenti.
A partire dal matrimonio dell’elemento W con bRigida, della successiva, immediata gravidanza, della nascita della sua prima nipote.
E poi del fatto che da qualche mese viveva da solo, che era la prima volta in vita sua, forse l’ultima.
Dei dolori al collo e alla spalla che lo perseguitavano da un po’.
Ma anche del fatto che si vedeva con una, anzi che stava con una, anzi che si era fatto accalappiare da una, come gli piaceva raccontarsela nei rari momenti in cui la melassa non gli colava fuori da tutti i buchi del cranio.
Poi l’evento decisivo: un rutto redentore e si mise alla tastiera.
Deciso a fregarsene degli arretrati, contando solo sul presente e sul futuro, ammesso che ce ne fosse davvero uno.

Maledetta voce fuori campo.
Macchè rutto, macchè palpebre a mezz’asta!
Pranzo con gli auricolari, scrivo con gli auricolari, pausa con gli auricolari, mezzi pubblici all’andata e al ritorno con gli auricolari.
Ero assorto nell’ascolto del mio musicòfono, tutto qui.
Jazzmatazz volume 4, se proprio devo dire tutto.
Che è anche il motivo per cui torno su queste pagine, visto che in “state of clarity” Guru e Common mi ripetono allo sfinimento di essere me stesso ed essere ben chiaro.
Mi sono scosso dal torpore digestivo per farla vedere a tutti. Non ai macachi, ci mancherebbe, nè agli altri individui qui nel posto. A tutti, in generale.
A buon intenditore.

Sti pochi concetti a significarvi disappunto sul fronte tecnologico (ultimamente Macachi è diventato uno sfogatoio. Bene, mi adeguo).
La rete cambia ed io non riesco a tenere il passo: credevo di essere un utente medio-consapevole della realtà circostante.
Negli ultimi tempi invece è un fiorito delirio di cose che comprendo appena o che non so bene da che lato osservare.
Tocca dire che erano tempi semplici quelli in cui ci si apriva un blog o la propria galleria di immagini su flickr.

Myspace
Oggi c’è questa perversione: se non hai una pagina myspace sei un cretino. Chi fa musica ci mette i propri brani, chi non fa musica non ci mette nulla e personalizza il proprio template aspettandosi che qualche altro genio gli faccia i complimenti solo per questo.
Si collezionano conoscenti su myspace. L’idea è avere amici importanti ma virtuali per potersi bullare di ciò con i propri, ordinari, amici reali.
Non ci si scambia più il biglietto da visita, semmai la pagina e ormai invece di buongiorno e buonasera si dice “grazie per l’add!”

Eccone qui una pagina pescata a caso.

I forum
Non so bene come ci si iscriva, come si scelga la propria immaginetta animata (avatar), come si quoti e altri mille dettagli. So che prima ancora che internet avesse applicazioni di tipo grafico esisteva usenet, ovvero i newsgroups. Quando la fidanzata ti chiede cosa siano, tu rispondi saccente che sono specie di bacheche su cui, volendo, si lascia un messaggio su questo o quell’argomerdo. Oggi come oggi capita di sentirsi ribattere: “ah, e cos’hanno in più dei forum?”
Niente di più, niente di meno. Ma i forum si consultano dal web, per i newsgroup ci vuole un reader. Se lei ti dice che non è vero perchè si leggono anche da “Google gruppi”, capisci che non è inesperta come credevi.
E che ti tradisce.

Ecco un esempio di forum.

I wiki
Lo sai cos’è wikipedia: un’enciclopedia consultabile online, ok. Cerchi “babbano”, “backup”, “baldracca”, “Baudelaire” e trovi risposte adeguate (funziona anche con le altre lettere).
Tutti in coro ad aggiungere che è opera collaborativa: fatta da chiunque sappia e voglia scriverla, correggerla o integrarla.
L’idea è talmente di moda che anche altrove si diffondono i cosiddetti wiki, ambienti in cui piace buttare i propri granelli di conoscenza a formare mucchietti di sapere.
Ma avete mai provato a modificare una pagina di wikipedia?
Servono registrazioni, test di ingresso, verifiche di competenza, gare di sbugiardamento, analisi del sangue, dello sperma e delle impronte digitali. è più facile entrare nei servizi segreti.
Ammesso che sia fattibile ti vien voglia di andarti a comprare una copia della Treccani piuttosto che pigiare di nuovo il tasto “w” sul PC.

Un esempio di sito wiki-simil-pedia.

Questi esempi sono solo la punta dell’iceberg.
Molta gente vive con msn messenger sempre attivo manco fosse un polmone artificiale.
I feed rss, atom, xml o salaminchia non fanno a tempo a passare di moda che arrivano la trasmissioni audio in podcast che seguono lo stesso principio: un clic sull’apposito programma ti dirà quale dei tuoi siti o trasmissioni preferite è stata aggiornata dal tuo ultimo passaggio.
Non è finita. I ragazzini di oggi non si chiudono più in bagno a massacrarsi senza portare con sè il videofonino per documentare tutto su youtube. E ciò mentre i padri passano le quotidiane quattro ore, al rientro dal lavoro, davanti a second life.
Che merita una parentesi.
Mi sono ufficialmente pentito di aver deriso in epoche quasi remote uno dei macachi che si era iscritto (seriamente si scoprì, mica per goliardia) ad uno di quei siti di incontri per conoscere gente (leggasi: femmine) compilando il suo bravo profilo e allegando foto con aria tenebrosa che lo faceva somigliare più al commissario monnezza che all’uomo intrigante che avrebbe voluto essere.
Non avrei mai osato prenderlo per il culo se avessi sospettato che qualche anno dopo avrei visto gente vera spendere veri soldi per crearsi finti connotati, vestiti e patrimoni e tentare di fare colpo su persone scelte in base a caratteristiche altrettanto false, per di più conosciute in luoghi fosforescenti.

Ecco qui come finirà questa gente.

Il mio consiglio resta quello di sempre:
www.getafirstlife.com

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Copione

19 Maggio 2007 1 commento

Treno per milano. Un sole giallo da sera di mezzo maggio inonda lo scompartimento. Rumore di treno in sottofondo. La cazzula rientra da una giornata di lavoro fuori piazza e se ne sta piantato nel sedile del treno cercando di atteggiarsi un po’. Si ficca l’ipod nelle orecchie e ostenta attenzione su un librazzo di finanza. O per meglio dire su un report. Intanto maneggia nervosamente il blackberry semi nuovo. Che non ha nemmeno uno sfriso sul display. Pensa che gli altri passeggeri provino una sottile antipatia. O forse lo ignorano alla grande e si fanno i cazzi loro. Nel frattempo chiede in prestito una penna ad una vicina di posto caruccia. Mentre lei fruga nella borsetta, la cazzula non puo’ fare a meno di notare che le ragazza sta leggendo un articolo sulla pornografia. Lei trova la penna, gliela passa e riprende a leggere, e leggendo fingendo disinteresse. La cazzula se ne sta li un po’ tra il brusco ed il lusco: intavolare conversazione o soprassedere? Nel frattempo lei, come se niente fosse, chiude il giornale e gli poggia una mano sulla gamba.

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Dolci vacanze, amaro ritorno

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


Durante la mia – ahimè, troppo – breve permanenza con T. in quel di Fuerteventura, presso l’hotel Barcelò Jandìa Mar (che vi consiglio caldamente per la struttura ed i servizi, meno caldamente per il buffet di marca squisitamente tedesco-anglosassone), ho avuto modo di fare una piccola considerazione.
Diretto alla spiaggia all’inizio del nostro soggiorno, abbigliato con boxer da bagno, ciabatte e canottiera e con un promettente inizio di abbronzatura sulla pelle scottata dallo splendido sole spagnolo, guardavo i turisti in partenza, con le loro valigie pesanti, il loro abbigliamento semiautunnale e l’espressione rassegnata sul viso, e provavo una sensazione a metà tra la pena per quei poveri cristi che tornavano mestamente alle loro grigie vite di tutti i giorni, e il sollievo per il non trovarmi nei loro panni (in senso figurato e non).
Li vedevo guardare con amarezza i turisti appena arrivati che facevano il check-in, e soffermarsi con occhiate sfuggenti e quasi imbarazzate sulla gente svaccata nella hall, intenta qui a giocare a biliardo, lì a ciucciarsi un aperitivo all inclusive in tutto relax, lì ancora a sfogliare placidamente una rivista.
Cercavo di non pensare, in nessun modo, al fatto che entro breve mi sarei trovato nella stessa situazione.
E quando pochi giorni dopo il triste momento è giunto, mentre attendevo che la spagnoleggiante T. sfoggiasse la sua poliglottìa saldando il nostri debiti presso la reception (che aveva assunto nel frattempo la ben più realistica connotazione di rejection), fissando a mia volta lo sguardo su chi ci guardava con aria compassionevole, pensavo tra me e me:
“Non derideteci… una volta eravamo come voi!!!”

Analogie

4 Maggio 2007 1 commento


Mi sono sempre piaciute le analogìe (e, vi prego, non cominciamo subito con lo scontato bailamme di doppi sensi).

Analogìa (pl. -gìe), s.f.: rapporto, relazione di somiglianza tra due o più cose diverse; affinità, conformità.

Il “rapporto di relazione o somiglianza” a cui mi riferisco in questo caso è quello che nella mia esperienza esiste tra attività musicale e rapporti affettivi.

Ho ripreso da poco a suonare con un gruppo di ragazzi: pischelli rispetto alla mia ormai venerabile età (il più grande ha 6 anni meno di me) e alla mia pur limitata esperienza (suonano da due-tre anni, contro i miei sette di militanza). Dilettanti, certo, senza grosse pretese, ma che hanno un sacco di entusiasmo e ce la mettono tutta. Suonare con loro mi appaga.

Lo so, non ve ne frega una sacrosanta mazza.

Ma il punto è questo: tornando a casa dalla sala prove ieri sera pensavo, riflettendo sovrappensiero durante uno dei miei frequenti flussi di coscienza: con questa band mi sento un po’ come l’uomo che si fa una storia con una teenager. Giovane, semplice, che non pretende da te grandi cosa perchè sa di non potertene offrire a sua volta; che ti guarda e ti ascolta sempre con attenzione, talvolta ammirata, consapevole del fatto che da te ha da imparare più di quanto non ne abbia tu da lei. Un po’ timida forse perchè conscia dei suoi limiti, e che magari ti si concede completamente solo dopo molti tentennamenti, ma che quasi sempre compensa la sua mancanza di esperienza con l’entusiasmo e la voglia di scoprire e fare esperienze nuove. E che nonostante tutto risece a insegnarti qualcosa a sua volta.

Ho riflettuto più volte sulle esperienze, le sensazioni che ho provato suonando con band diverse (continuo ad utilizzare questo termine per mantenere il costrutto sintattico orientato verso un generico soggetto femminile); e quasi ogni volta sono riuscito a trovare non solo analogìe generiche, ma a far coincidere ciascuna esperienza musicale, vista nel suo insieme, con il rapporto che ho avuto con una specifica ragazza.
Ci sono stati rapporti consumati in una sola sera, con partner che non avrei mai più desiderato rivedere o anche solo frequentare, ma che mi hanno fatto sentire per poche ore davvero gasato (termine che non sentivo/utilizzavo più dai tempi dei paninari, credo).
Rapporti che sono cominciati tra mille tentennamenti, e che si sono trascinati senza mai decollare, fino a spegnersi tra maree di seghe mentali e brevi momenti di felicità.
Rapporti burrascosi con persone totalmente diverse da me (ma forse esaltanti proprio per questo), in cui mi sono gettato anima e corpo pur sapendo che erano destinati prima o poi a finire.
Rapporti controversi e difficili, la cui cessazione è stata per me causa di rimpianti e lacerazioni interiori perchè al totale coinvolgimento fisico corrispondeva una assoluta mancanza di compatibilità caratteriale (o viceversa)…. e così via.
L’unica analogia che al momento non sono in grado di tesimoniare è quella che riguarda la mia attuale situazione affettiva: NON ho mai avuto un rapporto così duraturo con una band che mi triturava i marroni dicendomi come dovevo vestirmi, chiedendomi di portarla a fare shopping, trascinandomi all’IKEA a weekend alterni, minacciando ritorsioni ogni volta che chiedevo di sostituire “C’è posta per te” con i Simpson… ma soprattutto non ho mai trovato – fino ad ora – una band con la quale abbia condiviso il desiderio comune di restare per sempre insieme.

E con ciò?, diranno forse i più.

Con ciò niente, volevo condividere questi pensieri con qualcuno, magari approfittarne per stimolare qualche macaco un po’ intraprendente a prendere spunto per un post di confronto (“…ehi, io invece ho sempre trovato analogìe tra la mia vita sessuale e la fluttuazione dei tassi di cambio del copèco Kirghiso… parliamone…”). E dare, ovviamente, un altro piccolo contributo al mantenimento del coma vigile (chè di “vita” non ritengo si possa parlare al momento) di questo povero blog… :-)

Buona notte a tutti!

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