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Archivio Marzo 2007

Quanto manca al 1984?

25 Marzo 2007 1 commento


Punto Informatico (“Il quotidiano di internet dal 1996″), per chi non lo conoscesse, è un sito internet che si prefigge lo scopo di fornire ai suoi fruitori contenuti di varia natura e differente “spessore”: recensioni di software e giochi; novità relative al mondo dell’informatica, della telefonia e della tecnologia in generale; e infine, forse il servizio più utile, articoli con informazioni e aggiornamenti su tutti gli aspetti (culturali, legali, talvolta politici) che a qualsiasi titolo possono essere influenzati da, o influenzare a loro volta, l’evoluzione della tecnologia.

No, non sto confondendo “post” e “spot”: non sto scrivendo queste righe con intenti promozionali.

E’ che la lettura di uno dei succitati articoli mi ha spinto, dopo mesi di accidia, a decidere di dedicare buona parte del mio Sabato sera e di Domenica pomeriggio a dare il mio contributo per ravvivare le ceneri ormai tiepide di questo povero blog, da un po’ troppo tempo disertato dai suoi partecipanti.

Il motivo principale per cui mi sono nuovamente loggato dopo tanto tempo come utente “attivo”, in realtà, è stato inizialmente l’invito dell’autore di questo articolo a contribuire ad una doverosa operazione di Google Bombing (chi non sa cos’è il Google Bombing ne troverà una definizione nell’articolo stesso), inserendo questo link in una qualsiasi pagina web (e invitando altri a farlo).
Ciò che ho letto, lo devo dire sinceramente, mi ha messo molto a disagio; in un certo senso, più propriamente mi ha messo paura.
Esagerato? Un po’, forse.

Ma.

Avete mai letto 1984 di George Orwell? Io sì (2 volte!), e credo di poter affermare che è stato il libro più agghiacciante che mi sia passato tra le mani. Volevo usare termini più blandi, come ‘pessimista’, ‘cupo’ o ‘angosciante’, tutti senz’altro adattissimi a qualificarlo… ma credo che ‘agghiacciante’ sia in assoluto quello più adeguato a descrivere l’effetto che mi ha fatto.
Credo che i contenuti di quest’opera siano noti, almeno per sommi capi, anche a chi non si è mai cimentato nella sua lettura: la descrizione di una società futura in cui il paese del protagonista (e, verosimilmente, l’intero pianeta) è stato totalmente assoggettato al “partito”, una elìte invisibile e inattaccabile di persone che ha creato un sistema per mantenere costantemente sotto sorveglianza azioni e pensieri di ogni singolo abitante, ovunque esso si trovi, e contemporaneamente influenzarne e plagiarne idee, comportamenti ed abitudini.
Non mi lancerò nel tentativo, senz’altro velleitario, di riassumere in breve gli inquietanti contenuti impliciti ed espliciti di questo libro… però vorrei mettere l’accento, per motivare la mia “esagerata” espressione di poche righe fa, su alcune analogie tra lo scenario dipinto da Orwell e la nostra società odierna.
Primo fra tutti, il principio su cui si fonda il mostruoso meccanismo di controllo del Partito: non è necessario cercare di convincere le persone che le idee che gli si inculcano, il modo in cui si dice loro di vivere, pensare, agire, sia migliore di altri; basta impedire loro di chiedersi se ce ne possono essere altri. Impedire loro di pensare. Togliere loro gli strumenti necessari a creare e coltivare la propria capacità di giudizio, valutazione e critica.
E come viene messo in atto questo processo?
In pochi, semplici punti: impoverimento culturale e del linguaggio, attraverso il controllo di qualsiasi forma di comunicazione; omologazione e incoraggiamento all’odio e all’emarginazione del diverso; creazione e mentenimento di uno stato di guerra perenne, che crea nella popolazione paura, povertà, insicurezza e in generale la necessità di avere un punto di riferimento certo a cui aggrapparsi, qualunque esso sia. Per me già ce ne sarebbe abbastanza…
Perchè scrivendo queste righe, la mia mente formulava immagini: Bagaglini, Fattorie, Corride e quiz a premi volutamente frivoli e privi di contenuti; Costanzo, De Filippi, Vespa e Gerriscotti che compaiono in televisione tutti i giorni, per ore e ore, dispensando futilità sette giorni a settimana, mentre le bocche dei vari Grillo, Luttazzi, Santoro, Biagi, Guzzanti, vengono chiuse una ad una nella quasi totale indifferenza dei media; “k” che cominciano a prendere il posto delle “ch” nei temi alle superiori oltre che negli SMS, gente che usa un sacco di parole per non dire nulla, e quando viene chiesto di esprimere un’opinione su qualcosa di cui valga veramente la pena parlare non ha niente da dire; rapinatori di ville che guarda caso parlano sempre slavo, stupratori incalliti che stranamente arrivano tutti dal nordafrica, uomini politici (“rappresentanti dei cittadini“) che salgono sui treni a spruzzare disinfettante addosso alle prostitute africane; minacce terroristiche che si ingigantiscono ed amplificano secondo le esigenze dei media, e leggi che con la pretesa di difendere i cittadini da queste minacce finiscono per reprimerne i diritti; guerre preventive contro armi inesistenti, che si trasformano in missioni di pace per giustificare il loro ingiustificabile perdurare, mentre in nome di quella “pace” ogni giorno si spengono decine di vite, stroncate da proiettili e bombe che generano vantaggi a chi le vende per profitto, a chi le usa per intimidire e soggiogare, e a chi si accaparra il diritto di ricostruire ciò che distruggono.

Come si lega tutto questo con l’articolo di Alessandro Bottoni?
Il nesso è abbastanza semplice: se oggi ho la possibilità di pormi domande e crearmi opinioni (giuste o sbagliate che siano), su simili argomenti, questo lo devo anche al fatto che i vari Grillo, Luttazzi & C hanno ancora la possibilità, anche se oscurati in televisione, di far circolare le proprie idee, opinioni e punti di vista attraverso canali come la carta stampata, ma anche e soprattutto i supporti tecnologici (CD, DVD, file audio e/o video distribuiti attraverso la rete peer to peer…).
Io però immagino un domani, forse nemmeno troppo distante, in cui la carta stampata (già ora ampiamente lottizzata e controllata) avrà un peso irrisorio sulla diffusione dell’informazione, e gli unici canali disponibili saranno PC, dispositivi mobili e televisione digitale… lo scenario che Bottoni dipinge, se portato alle sue estreme conseguenze, in questa situazione può anche giustificare il timore di un futuro alla Orwell, se ci si pensa bene.
E’ chiaro che ne siamo ancora molto distanti, e probabilmente gli effetti del sistema di Content Protection and Copy Management, che è ancora agli albori, potrebbero essere passibili di modifiche, revisioni e limitazioni a favore dei consumatori prima che delle majors. Ma l’idea che mi sono fatto fino ad oggi sulla natura umana, guardandomi intorno e considerando lo sprezzo che viene mostrato ovunque (soprattutto da chi detiene il potere economico e/o militare) per i diritti dell’uomo, la sua dignità e la sua stessa vita, non mi induce di certo all’ottimismo.

Il futuro, da quest’ottica, non posso che vederlo un po’ grigio…

Per fortuna settimana prossima riprende il campionato, e posso ricominciare a non pensarci più!

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