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Archivio Giugno 2005

MILANO. Dopo una notte in bianco.

20 Giugno 2005 1 commento


Pratico percorsi sconosciuti in una notte bianca per decreto comunale, dentro Milano che tutto è tranne che silenziosa.
Saranno le quattro e cammino al fianco di persone che pochi mesi fa manco sapevo esistessero. Si parla, si guarda attorno, si entra in un locale che non ci accoglie, si stancano i piedi, che a stancare le menti ci vuole altro.
E poi il ritorno a casa col cielo che albeggia. Una fermata veloce per la foto del guerriero.
Il giorno dopo, a meno di cinque ore dall?atterraggio sul materasso, mi lavo guidato da riflessi condizionati. Esco di casa, spengo il cellulare, vado alla messa e resisto bene per tutta la prima parte. Frano un po? su un lato durante la predica, ma nel complesso ne esco con dignità. Al momento del battesimo forse sembro perfino emozionato. Poi si esce, ci si bacia e ci si complimenta gli uni gli altri per le belle gote della rispettiva prole. Tutti tranne il sottoscritto. Che non si è moltiplicato. ?Non ancora!? soggiunge qualcuna pensando di fare un grande augurio. Sorrido vago e tocco con noncuranza parti del corpo che servirebbero giusto a procreare. Si va al banchetto a piedi. Sto ai margini del gruppone. Arroccato nella mia espressione fissa di stanchezza mista ad estasi. ?Sembrerò cretino? penso, ma non faccio niente per smentire. Vicino a me la salvezza è un CubaLibreKing coetaneo con moglie e figlio talmente nuovo da non aver visto più di una luna piena. Questo mio nipote di Cuba Libre alterna per tutto il tempo sonno, pianto e facce beate. Poppa latte da una boccetta e io mi chiedo quanto ci vorrà prima che passi al Bacardi.
Resisto al sonno come posso: tento di socializzare con un nano di neanche tre anni, attacco il buffet, mi guardo intorno in cerca di femmine, poi, deluso, mi affaccio sul laghetto col bicchiere in mano. Pochi metri a valle c?è l?Emilio nazionale a pranzo col suo entourage. Ha sulle spalle un golfino azzurro pacchiano e l?aria di Gesù che parla ai dodici.
Si fa il momento di staccarsi dalla combriccola. Saluto tutti e me ne torno a casa con un bel mal di testa pulsante..
Sono le 15.30 quando arrivo al cancello e mi frugo in tasca. Ci trovo il cellulare ancora spento, il mio mazzo di chiavi e anche quello dell?elemento W.
Realizzo di averlo chiuso in casa, al mattino, uscendo.
Mi preparo al suo saluto festoso.
Quando mi vede è piuttosto teso e attacca con un ?non ho parole?. Poi però si smentisce e mi propina la seconda predica della giornata.
Anche stavolta frano leggermente su un lato.

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Sera di giugno

8 Giugno 2005 3 commenti

Sera di Giugno. La cazzula e’ meditabonda, indecisa tra lanciarsi in una serata roboante in un locale modaiolo milanese oppure lasciarsi cullare in una piu pensionistico-ciabattereccia lettura. Opta per la seconda, ma in fondo quel che conta e’ sentirsi giovane dentro. Piazza un CD dei buddabar e via di sedia a dondolo.

Sera di Giugno. La cazzula ha deciso di dire basta. La cazzula e’ stufo anzi arcistufo del prefisso post. Già un prefisso che indica una cosa che viene dopo gli fa girare gli zebedei. E poi e’ decisamente abusato. Post moderno, post decadente,post traumatico, post comunista, post adolescenziale e post mortem, oohhhh? Basta! La cazzula fa voto che d’ora innanzi bandirà dal suo parco vocabolario tutto cio’ che e’ post. Tranne, ovviamente il post-ing su questo blog

Sera di Giugno. La cazzula e’ sbalordita. L’età avanza ed erode le sue brillanti capacità ironiche. Anzi forse brillanti non lo sono mai state ma oggi hanno dato prova di arancare stile Cipollini su una tappa dolomitica. Oggi un amico gli ha detto di essere stato messo in guardia da una fanciulla con un sms del tipo “dovrai trattarmi come una sorella” e ci ha messo un’intera giornata a capire che la risposta da dare era “intendi dire che sei a favore dell’incesto”?

Sera di Giugno. La cazzula si e’ rotta le palle. Incerta tra un finale pulp o un piu’ gentilizio commiato, lascia un pubblico francamente perplesso e scettico e se ne va a dormire. Certo che gli applausi ci saranno, ma postumi.

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