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Archivio Ottobre 2004

MILANO. Cawallah!

14 Ottobre 2004 1 commento


La radio è l?unico tipo di sveglia che tollero.
Non si ripete: ogni giorno è un suono diverso a strapparti dall?oblio.
Altrimenti si finisce per associare il trauma del risveglio al rumore, sempre uguale, che lo provoca. Il risultato è che da quel momento non puoi più sentire quel rumore senza provare in automatico la sensazione di una secchiata d?acqua in faccia.
Viva la radiosveglia dunque, che non dà di questi problemi.
A volte però neanche quella serve.
Stamattina per fare un esempio.
Non ricordo come, ma mi ritrovo in piedi a camminare sbilenco, con gli occhi semichiusi, verso lo stereo che si è acceso all?ora giusta. Abbasso il volume.
Ho dormito meno di quattro ore.
Vado in bagno e apro l?acqua calda. Batto i denti lavandomi, asciugandomi e vestendomi.
Tra il bagno e la cucina inciampo nell?elemento W un paio di volte. Parla, dice qualcosa, ma non capisco, mi battono i denti.
Metto l?acqua sul fornello e ancora non so di essere vivo.
Finalmente, col sapore del nescafe sulla lingua, placo i tremori e capisco di avere 10 minuti per arrivare alla fermata dell?autobus.
Appena fuori il freddo mi grugnisce di tornare indietro.
Do forza alle zampe, accelero e ce la faccio appena.
Sul bus, il primo dei quattro mezzi per arrivare al posto, realizzo che è giovedì.
Resto folgorato.
il giorno della cavallona bionda!
Urca, quasi me ne dimenticavo.
Tutti i giovedì e solo i giovedì, dopo l?autobus, dopo la prima e la seconda linea di metropolitana, proprio alla fermata della sostitutiva del tram c?è lei: Cawallah!
Il nome ovviamente è di pura fantasia, ma rende bene l?idea che mi ha colto la prima volta che la vidi in lontananza, svettante sul tappeto di teste tappette delle femmine medie.
Alta dunque. Quanto me o quasi.
E bionda.
E bella.
Un po? ingrugnita in un espressione da malessere mattutino, se vogliamo, ma con la faccia da spettro che mi ritrovo ogni dì fino alle undici, mica mi metto a fare il difficile.
E così, settimana dopo settimana, la osservo, Cawallah, il giovedì mattina. E imparo dai particolari che trattasi di giovane studentessa del tipo romantico.
Diversa da me quasi in tutto, quindi.
E cerco lo spunto buono per rivolgerle la parola e sfatare la vecchia teoria del macaco L?omBrì secondo la quale non sarei poi così bravo nel rompere il ghiaccio con le sconosciute se appena mi piacciono un po? più del solito.
Che stronzata!
È solo che le circostanze a volte sono avverse.
A bordo della sostitutiva è facile che una qualsiasi frase gentile si tramuti, ad orecchio di femmina assonnata, nell?invadente molestia del solito maniaco.
E così, procedendo verso la metro penso che è la volta buona. Schiarisco la voce con un quarto d?ora di anticipo e spulcio con attenzione le poche idee che emergono dalla palude melmosa che mi sento nel cranio stamani.
Poco dopo, mentre salgo le scale che mi riportano in superficie, sento una predisposizione vincente in questa impresa. Sono deciso e tranquillo come si conviene in questi casi e, all?ultimo gradino, sorrido persino.
Troppo tranquillo.
Appena posso guardo la fermata in lontananza.
E vedo la sostitutiva che si porta via il suo carico umano, Cawallah inclusa.
Mi fermo un attimo, con la delusione che mi sbriciola il sorriso.
Mentre vado ad aspettare la successiva penso che sarebbe bastato che quella grossa carriola arancione avesse ritardato un minuto in più del solito.
E comincia pure a piovere.
Fanculo a sliding doors.

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La banalità del momento sbagliato.

2 Ottobre 2004 Commenti chiusi


Gli sms. Il fatto di poterli scrivere ovunque e subito, non appena si presenti la voglia o la necessità. Pare che sia questo l?elemento che li ha resi così popolari tra le nuove generazioni. Così tu sei lì, mentre guardi un tramonto sul molo, ti senti bene, completo, nella tua solitudine. E pensi.
A un certo punto, vuoi condividere le osservazioni che ti sbocciano in testa a grappoli con Piero che è lontano e non vedi da un po?. Sei il guru della sintesi e lo sai. Con poco sforzo digiti e gli mandi il succo della vita in 160 caratteri scarsi.
Piero sta spalando letame con un cucchiaio da caffè ed è immerso nella merda fino alle ginocchia. C?è una puzza che non sente più il naso. Ma il bip del messaggio in arrivo lo sente eccome. Quindi si ferma, appoggia il cucchiaio in cima al mucchio, si pulisce le mani, estrae il cellulare che però gli cade e sparisce nel guano. Lui stringe i denti e giù nel liquame fino ai gomiti. Finché non lo ritrova. Lo pulisce con cura. Legge il messaggio e, senza pensarci, ti dedica il vaffanculo più sentito degli ultimi quindici giorni.
E l?incomunicabilità tra esseri umani segna un altro punto a suo favore.