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Archivio Marzo 2004

MILANO. Pratica.

31 Marzo 2004 1 commento


Mi alleno: in pratica faccio pratica. Prendo confidenza con la realtà che cambia più veloce di me.
Questo cassonetto su ruote sostitutivo del tram, strapieno di bestie di ogni tipo, è circondato da controllori tali e quali a pescecani intorno all?arca di Noè. Io, per evitare i loro denti, sono costretto a pagare il biglietto per ognuno dei miei spostamenti. Anche se so che è ingiusto pagare per il livello di servizio che mi danno. Ma non posso fare diversamente, specie adesso che sono ancor più vulnerabile, con questo braccio rigido di gesso e bende.
L?oroscopo cinese dice che siamo nell?anno della scimmia. Ed io che me ne rallegravo! Mi sa che per me sarà l?anno dei medici. Dopo due otorini sono stato dal dio-dei-nasi che ha guardato i miei esami in fretta, mi ha visitato in fretta, ha risposto in fretta alle domande che nemmeno riuscivo a finire di fargli, ha confermato che l?operazione ha da farsi, lista d?attesa permettendo, tra pochi mesi, e poi mi ha dirottato con fare frettoloso verso la segretaria che, in fretta, mi ha fottuto 150 ? con un sorriso e una stretta di mano.
Aspettando l?operazione mi sono procurato un braccio rigido per le prossime settimane.
Domenica stavo facendo pratica al campetto da basket con qualche elemento del gruppo S. Mi è capitato di inciampare nella gamba di uno persino meno esperto di me e, quindi, di cadere picchiando il gomito sinistro.
Dal pronto soccorso in cui ero entrato per una radiografia che mi confermasse l?assenza di danni, sono uscito con un braccio al collo che diceva il contrario: frattura.
E adesso la routine è ancora più difficile: faccio pratica nel fare qualsiasi cosa con un braccio solo.

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MILANO. L’arrivo della primavera.

22 Marzo 2004 Commenti chiusi


In fondo al viale della fermata dell?autobus si vedono le montagne. E? tutto così limpido stamani! C?è un venticello freddo che gela le orecchie, il ritardo è notevole, ma l?umore fa dei bei progressi. Il nuovo disco di Planet Asia, ?the grand opening?, gira negli auricolari e mi dà il giusto distacco dalla realtà circostante per formulare pensieri più articolati del solito. Anche mantenendo il controllo della situazione mi metto senza volerlo a ripensare agli ultimi post macachi. Mi lascio andare tra le torpedini di Torpex e le memorie amare di CoPro(fobo). Mi ritrovo in metropolitana, al cambio di linea.
?A vetture complete si prega di non insistere, lasciar chiudere le porte!?
È la voce dell? altoparlante, più forte del lettore CD, a riportare completamente l?attenzione all?interno dei confini del sacco corporeo: sono schiacciato. Da una parte due piccole signore che premono contro lo sterno, dall?altra, a pochi centimetri, una delle tante giovani giovenche che, nonostante la postura scomoda di chi a malapena si regge al sostegno, parla e occhieggia compiaciuta verso un collega. Soddisfatta della sua inutile bellezza. Provo a pensare per un attimo a come doveva sembrare la sua faccia al risveglio, pochi minuti fa, prima dei lavori che le hanno regalato quel colorito uniforme e innaturale, quel contorno labbra così netto e quelle ciglia scure sotto alle quali osserva tranquilla le altre bestie del carrozzone. Mentre ci penso mi sento improvvisamente conquistare da un accenno di conato, ma non so con certezza se sia lei la causa oppure una delle due signore basse che nel frattempo continua a massaggiare col gomito destro la mia colazione non ancora digerita.
Mi salva dall?evento gastro-sismico l?apertura delle porte del treno.
In superficie ritrovo l?aria fresca, aspetto qualche minuto la sostitutiva del tram, conquisto un posto in piedi vicino al finestrino e mi godo il traffico scintillante del lunedì.
Alla fermata d?arrivo mi accoglie una luce accecante. Di quelle che mentre il sole si alza di fronte a te non puoi fare altro che guardare le tue scarpe che procedono sul marciapiede nella direzione del posto.

Con la mente a ruota libera (e probabilmente senza troppa coerenza ma who cares)

14 Marzo 2004 Commenti chiusi


In effetti è vero: il tempo passa per tutti.
Non riesco quasi più a ricordare il tempo in cui le mie più grandi preoccupazioni erano avere dei vestiti che fossero ‘alla moda’ (non che ne abbia mai avuti veramente, mi sono sempre dovuto accontentare delle seconde scelte: Rifle anzichè Levi’s, Uniform anzichè Schott, e così via) o riuiscire nel periglioso intento di rielaborare per la millesima volta una scusa convincente per non aver fatto i compiti a casa di trigonometria.
Che fine hanno fatto quei tempi?
Quanto rimpianto.
Dicono che si desiderino sempre le cose che non si hanno: è ancor più vero per le cose che non si hanno più.
Come i vent’anni passati ad ascoltare Iron Maiden e Police, sognando un giorno di diventare un novello Stewart Copeland… e ignorando quanto quel sogno potrebbe essere vicino, se solo si avesse la convinzione, la forza di volontà e soprattutto la fiducia necessaria a trasformare il sogno in realtà. Invece di buttare via il proprio tempo preoccupandosi di riempire gli immensi spazi vuoti della propria vita con altro vuoto.

Si dovrebbe imparare dai propri sbagli, ma non è così semplice ed immediato.
Il processo di apprendimento è attivo, non puoi aspettarti che la saggezza penetri dentro di te per osmosi, man mano che ti adagi comodamente sulla tua vita. E così puoi ritrovarti 10 anni dopo a dirti: ma come faccio ad essere ancora qui??
Non sei stato attento.
La vita non ti indica mai quale strada seguire, ma ti fa capire di volta in volta quale è quella da non seguire: se non stai attento alle indicazioni che ti dà però, finirai sempre con lo scegliere proprio quella strada… perchè è la più comoda, o comunque quella che comporta minor fatica. (La fatica può essere di tanti tipi).
E quindi.
Mi rendo conto che ho sempre la sensazione di non avere tempo, per fare nulla. Ci sono sempre cose che non riesco a fare perchè ne DEVO fare altre.
Ma chi decide quali sono le cose a cui bisogna dare veramente importanza e priorità? Sembra una domanda banale ma non lo è.
Siamo noi, perdìo.
Sono arrivato fin qui convincendomi del fatto che non avrei potuto fare di meglio perchè non ho avuto il tempo di fare tutto quello che avrei voluto.
E’ assolutamente FALSO.
Ho sempre avuto la possibilità di fare ciò che volevo. E quando ho provato, oltre a desiderarlo semplicemente, ad ottenere qualcosa, alla fine ci sono sempre riuscito. Quindi è solo una questione di volontà.
Abbiamo il tempo per fare TUTTO. Tutto.
Siamo noi a mettere paletti, cerarci ansie, a decidere, carnefici del nostro stesso spirito di libertà, che non possiamo.
Ignorando, colpevoli, che spesso, non sempre ma spesso, per potere basterebbe volere.

MILANO. Fiato corto

10 Marzo 2004 Commenti chiusi


Stasera posso farmi una minestra di verdure? Una zuppa: quello che mi ci vuole. Da mangiare con calma se è possibile; sopra un tavolo spazioso e senza dover lavare i piatti e andare a dormire subito dopo che altrimenti finisco per dormire troppo poco e poi passo un?altra giornata tra il rincoglionito e l?apatico.
Tanta minestra: un piatto, due, anche tre volendo. E dopo voglio stendermi sul letto, vedere un film senza pubblicità, chiudere piano gli occhi e sprofondare in un sonno indistruttibile. Alzarmi riposato sarebbe l?ideale. E fare colazione ascoltando musica soul.
Lavarmi, prendere l?autobus in orario, trovare da sedere e guardare il sole sorgere dal finestrino mentre finisco di svegliarmi. La metropolitana semivuota è il mio sogno: leggere il giornale da seduto e, scendendo dal vagone, incrociare uno sguardo interessante a cui sorridere ricambiato.

Vorrei avere il tempo di progettare il medio periodo, o addirittura il lungo, e non combattere soltanto contro il presente senza riuscire ad orientarlo.

E invece questi dieci minuti rubati alla vita per scrivere un paio di righe sono già finiti.

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