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Archivio Gennaio 2004

Milano -ristorante cinese-

26 Gennaio 2004 Commenti chiusi

Amo i ristoranti cinesi, non tanto per quello che si mangia (potrebbero
portarmi anche piadine o panettone con le cozze), ma piuttosto per tutti i teneri espedienti naif che vorrebbero rendere più ‘esotico’ l’ambiente. Ad esempio, la musica di sottofondo stile fumeria d’oppio, i fiori di plastica, le tende kitsh tipo postribolo, le statue a mo’di nanetti da giardino… Bellissimo!
Ieri sera, circondato da questo pittoresco arredamento (nonchè da nuvole di olio fritto), aspettavo che arrivasse la cameriera per ricevere le ordinazioni.
Arriva infatti una simpatica ragazza cinese, alla quale mi rivolgo parlando con estrema lentezza, in modo che possa capire bene il mio menu, sillabando piano piano tutte le portate: ‘p.e.r f.a.v.o.r.e, u.n. i.n.v.o.l.t.i.n.o p.r.i.m.a.v.e.r.a. ..’ etc.
Terminato il mio discorso, mi risponde rapidissima: ha capito benissimo tutto. E me lo dice con perfetto accento milanese.

MILANO. Stupore

12 Gennaio 2004 2 commenti

Sterzo d?istinto, premo sul freno. Le ruote bloccate slittano sull?asfalto gelato. L?auto ferma un attimo prima del disastro. A un passo dal bambino che, correndo, si è lanciato all?improvviso sulla strada. Per un secondo restiamo fermi a guardarci negli occhi attraverso il parabrezza, ipnotizzati dalla paura. Poi lui si alza e, veloce, scappa via. Sparisce dietro l?angolo.
Apro la portiera e scendo a guardare se il colpo contro il marciapiede ha rovinato la gomma anteriore. Un? altra sagoma mi sfreccia accanto seguendo il ragazzino. Prima penso ad un passante, testimone del fatto, che tenti di aiutarmi a prendere il piccoletto, poi però lo guardo meglio mentre si infila a gambe levate nel vicolo laterale e capisco che c?è qualcosa che non quadra in tutta la faccenda. I clacson delle auto dietro la mia mi convincono a risalire in macchina e a mettere in moto. Sono quasi arrivato al posto e cerco un impossibile parcheggio regolare tra quelli riservati ai residenti. Continuo a chiedermi chi diavolo fossero quei due, sbucati dal nulla tra i pedoni intirizziti nei giacconi di gennaio: un bambino in pantaloni corti e un uomo smanicato con grembiule annodato in vita; corridori impazziti nel traffico di questa Milano senza mezzi pubblici.

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SKOPELOS -scena di vita isolana-

12 Gennaio 2004 Commenti chiusi


Fra tutte le isole Sporadi, Skopelos è quella che ha mantenuto maggiormente intatto il suo carattere ‘greco’, ed è quella meno coinvolta dal turismo di massa che affolla le isole elleniche durante i mesi estivi.
Dopo un’ora di navigazione che mette a dura prova il nostro sistema gastrico -forse a causa dello psicopatico che guida il nostro battello in modo da trasformare il placido mar Egeo in un maremoto da forza 10- io e Felix arriviamo sulle sponde di quest’isola.
Spinti dal caldo meridiano, troviamo frescura sutto un pittoresco pergolato che adorna la piazza principale del paese. Qui possiamo ammirare come la vita si svolga placida e scandita da ritmi antichi, con i pescatori seduti fuori dalle taverne a sorseggiare ouzo, e con le donne intente a rammendare o a decorare le case. Un cameriere sudatissimo sfreccia fra i tavoli per servire pochi turisti inglesi. A completare il quadro idilliaco, ecco materailizzarsi un simpatico bambino, dall’aspetto ossuto e dagli occhi svegli, che saltella in mezzo alla piazza con un fischietto rosso. Il suo fischio intermittente è l’unico rumore che sovrasta lo sciabordio delle onde del vicino porticciolo, ed attira scherzosi rimproveri da parte delle donne del posto. Nel volgere di pochi minuti, la frenetica attività sonora della piccola peste inizia ad infastidire più del tollerabile, e capiamo presto che si tratta del monello del paese (forse pagato dall’ente del turismo per rendere più pittoresco il luogo).
Allo scoccare del mezzogiorno, ecco materializzarsi il piano meditato dal diabolico bambino: il cameriere esce a passo rapido dalla taverna, portando un vassoio colmo di aperitivi, ma trova sulla sua traiettoria la gamba del monello. L’effetto balistico è insuperabile, un vero capolavoro: il cameriere rovina a terra, i bicchieri esplodono ai piedi dei turisti, il vassoio prosegue in discesa rotolando rassegnato verso il porticciolo.
Il bimbo scappa fischiando fortissimo, soddisfatto come può esserlo un grande artista mentre rimira un quadro ben riuscito, mentre il cameriere lo rincorre urlando maledizioni, fra le quali ovviamente spicca l’insulto oggigiorno più in voga in Grecia (e sulla cui traduzione piuttosto lubrica non ci soffermiamo), ovvero… “MALAKA!!!”

MILANO. Soliti Passi

8 Gennaio 2004 1 commento


Ho bisogno di un massaggio.
Ah, come lo vorrei! Sogno una troia che, zitta, mi massaggi la schiena. Ma non ne ho diritto e non me lo permetto.
Procedo con tenacia sui marciapiedi di Milano. Contro le vetrine il riflesso del sottoscritto camuffato con piumino gigante, berretto di lana fino agli occhi, borsa a tracolla, e auricolari alle orecchie. Ho raggiunto il massimo grado di copertura nell?abbigliamento.
Vado verso il posto e ripenso alle giornate passate. Le feste comandate incentrate sul cambio d?anno. Senza cambio d?animo.
I macachi ultimamente quasi non li vedo. Scimmie vigliacche che non siamo altro: si sta coi nostri simili solo quando corriamo rischi di cadere preda di animali più feroci. Mi consolo con altra gente, visitando brutti locali di Milano. Lo stesso cielo di sempre. Anche il clima.
Il giornale dice che domani sarà una giornata difficile per i trasporti. E te pareva: il giorno in cui ho appuntamento dal dentista.

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